sabato 3 marzo 2012

L’impunito razzismo antimeridionalista nel calcio

F.A.R.E. , ovvero acronimo di “Football Against Racism in Europe” è lo slogan che l’U.E.F.A. ha adottato per abbattere il razzismo all’interno degli impianti sportivi in tutta Europa. Ma al “Pallone del Fare” sembra che sia proibito rimbalzare su campi di calcio italiani. Vediamo perché.
Finché si tratta di stupidi episodi che colpisco calciatori come Eto’o, Balotelli o Zuniga allora scattano prima le denuncie e poi le ammende, ma quando i destinatari dei cori razzisti sono i Napoletani, allora il “Pallone del F.ar.e.” si affloscia inesorabilmente.
“Vesuvio, lavali col Fuoco”. Dallo Stadio Olimpico di Roma è arrivata in tutte le case sintonizzate sull’incontro Lazio-Napoli, più forte che mai, l’esortazione al vulcano. E poi ancora gli incontri Inter – Napoli o Verona – Napoli come “Napoli Fogna d’Italia, Hitler con gli Ebrei anche i Napoletani e Basta con i Massacri in Bosnia facciamoli a Napoli”.
Il razzismo anti partenopeo approda anche in Inghilterra, dove durante l’incontro di Europa League Liverpool – Napoli i tifosi inglesi esibiscono lo striscione “Lavatevi con acqua e Sapone”.
Dov’è la novità? Ormai siamo abituati.
Ed è proprio questo il problema. Ignorare il razzismo significa accettarlo.
Con il “Vesuvio, lavali col Fuoco” di Lazio-Napoli, il Sig. Mauro Bergonzi di Genova, direttore di gara, non ha ravvisato gli estremi per la sospensione temporanea della gara. Stupisce e non poco che anche il Capitano del Napoli Paolo Cannavaro, a cui spettava il compito di richiederne la sospensione, abbia perso nuovamente l’opportunità per avvalersi di sacrosanti diritti, nonostante le molteplici segnalazioni ricevute.Gli epiteti contro i partenopei hanno tutti i connotati di una forma di razzismo da stadio legalizzata.Eppure le nuove norme della Federcalcio che regolano le “Responsabilità per Comportamenti Discriminatori” parlano chiaro: “Le società sono responsabili per l’introduzione o l’esibizione negli impianti sportivi da parte dei propri sostenitori di disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, recanti espressioni di discriminazione. Esse sono altresì responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione espressiva di discriminazione che comporti offesa, denigrazione, incitamento all’odio o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine territoriale o etnica, ovvero configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori. In caso di manifestazioni e cori razzisti, l’arbitro ha la facoltà di sospendere temporaneamente la partita in corso e, nel caso di atteggiamento razzista prolungato, anche la discrezione di fischiare la conclusione anticipata della gara”. Quindi l’invocazione al Vesuvio si configura chiaramente come una discriminazione razziale e un incitamento all’odio. Ricordiamolo, ignorare il razzismo significa accettarlo e Paolo Cannavaro prenda esempio da Marco Andrè Zoro del Messina, primo ed unico calciatore che ha osato ribellarsi a cori razzisti in Italia, dando una lezione di civiltà alla nostra italietta.

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